Weave Magazine

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Weave Magazine nasce dal desiderio di raccontare storie, di far scoprire alle persone la meraviglia della moda artigiana, etica e sostenibile in chiave contemporanea, fresca, innovativa; ma anche dalla necessità di riscoprire la bellezza del rallentare, in aperto contrasto con il turbine rapido della società moderna.

Weave come weaving, ovvero intrecciare, tessere, creare relazioni e reti fatte di persone, progetti, storie di imprenditoria virtuose: un prezioso capitale culturale che difficilmente trova spazio nei mezzi di comunicazione istituzionali, e che rappresenta invece un sottosuolo fertile che merita di essere scoperto dai più.

Ma anche w(e)ave, come quell’onda di rinnovamento che è necessario cavalcare, guardando oltre e lasciandosi ispirare da storie che parlano sostenibilità, buone pratiche, innovazione e valori autentici, necessari e condivisi.

I suoi contenuti spaziano tra arte, fotografia e design; focus su aziende e sbirciatine al dietro le quinte della moda si intrecciano tra le pagine colorate di questa rivista. Voci di esperti e penne di nuove leve si fondono insieme per una piccola rivoluzione mediatica.

È il nostro piccolo contributo per risvegliare coscienze a suon di bellezza.

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01 – indentità

Viviamo in bilico tra l’essere e l’apparire, tra vite reali e vite virtuali, combattuti tra la voglia di libertà e la necessità di riconoscersi in un ruolo tramite apposita etichetta. Alla fine ci guardiamo allo specchio chiedendoci “sì, ma io chi sono?”.

L’identità è il mondo che abbiamo voluto esplorare in questo primo numero di Weave Magazine.

Un tema sempre verde e allo stesso tempo attuale: di questi tempi l’Io va in crisi più che mai; si ricerca se stessi mentre ci si perde in vite parallele dentro gli schermi.
Siamo partite dalla moda, nostro pane quotidiano, che è spesso responsabile di scelte legate all’identità, partendo da quella individuale, dove ognuno è (o sembra) libero di esprimersi usando gli abiti; arrivando a raccontare come gli stessi abiti possano diventare simboli di appartenenza, sviluppando un senso di comunità intorno ad interessi e valori affini.
Siamo andate a sbirciare nel lavoro di artisti e creativi che hanno sviluppato la loro identità partendo dalle loro radici per poi giungere ad un linguaggio unico e distintivo. Abbiamo usato lo specchio come strumento d’indagine per riflettere su se stessi, per guardare il mondo da una prospettiva differente, per sdoppiarsi e poi ricongiungersi, in un gioco continuo tra reale e surreale.
Abbiamo cercato di rimuovere ostacoli e ampliare confini, di guardare oltre le cose, le persone, le convenzioni imposte; facendo a meno di bollini ed etichette, perché per essere chi siamo, non ne abbiamo bisogno.

Seguendo il filo della cultura slow ed i toni pop che ci contraddistinguono, con questo numero abbiamo voluto lanciare un messaggio di libertà: libertà di essere, di esistere a 360°, fieri e orgogliosi delle nostre diversità.


“I am what I am, I am my own special creation…”*


Io sono io. E non una sola, ma tutte quelle che abitano in me.
Io sono quello che ti voglio far vedere, quello che ti voglio raccontare,
quello che mi diverto ad interpretare con gli abiti o con il trucco che decido di indossare.

Specchi che riflettono, che nascondono, che ingannano.
Specchi con i quali giocare, ballare, scoprirsi o costruirsi un’altra identità.
Specchi che doppiano, scompongono e fanno a pezzi…